Mattatoio N. 5 – La crociata dei bambini una danza obbligata con la morte (Kurt Vonnegut – ed. Bompiani)
Salti temporali per non lasciare spazio a nessuna possibilità di un racconto, di variabili evoluzionistiche di una vita, come a voler dire che la guerra porta a certe inevitabilità. Un continuo ribadire “quel Derby che sarebbe morto davanti a un plotone di esecuzione a Dresda”, non hai la possibilità di una qualche incongnita, tu come lettore, di fantasticare sulla vita di Derby. No, non c'è possibilità alcuna. Non si può raccontare la guerra con quel disincanto che può avere una storia romanzata. Certo ne va forse di una struttura narrativa coinvolgente, nessuna suspanse, la guerra è morte, è pazzia. Proprio così, pazzia, non solo per chi la venera, come il professore Rumfood, ma anche e soprattutto per chi la subisce, come Billy, che non ha altro modo di raccontarla se non con viaggi interspaziali e contatti con altri mondi. Di guerra si muore, e non importa se il tuo cuore smette di pompare sangue sotto una bomba, trafitto da un proiettile in mezzo ad un bosco, in trincea o in un vagone del treno diretto in un campo di prigionia. La guerra ti ammazza anche dopo trentuno anni la fine dei combattimenti nel 45, ti entra dentro e non ti molla più. Puoi tornare a casa e metterti a studiare, trovarti una ragazza, sposarla, avere una bella carriera e dei bei figli, ma stai pur certo che ritorna, ti viene a cercare come può farlo un “fucile laser ad alto potenziale”, SBAM!!! È la vita. Ma cos'è la vita? La vita è dire “Buonanotte americani, dormite bene” quando ti hanno appena raso al suolo il tuo mondo, la città dove sei nato e cresciuto. La vita è aver perso tutto e morire di fame e di freddo e avere ancora la capacità di commuoversi per un cavallo affaticato e sanguinante. Bravo Kurt, sono sicuro che Mary sarebbe felice, non ci sono i Frank Sinatra e i John Wayne, parola mantenuta.